Storia dei Mulini

 

 

 

I mulini, inizialmente ideati per la lavorazione dei cereali, con l'andar del tempo, causa il crescente bisogno di energia, vennero modificati per i più svariati usi industriali quali: la gualchiera per la manifattura laniera, la segheria la macinazione del gesso, la produzione di polvere da sparo, il frantoio, la lavorazione delle ceramiche, dei metalli, della carta, del tabacco, ed anche forni per la calce idrata; mulini per caffè, per calcare, per pepe e per sale, per malto, per tanno  e per carbone. Molte di queste tipologie erano presenti anche nelle Marche. Un mulino per ceramica si trovava presso Urbania; a San Leo ed a Talamello ve ne era uno per la produzione di polvere da sparo così come lungo il Musone “Polvere da caccia e da mina”. I mulini da gesso erano assai numerosi: il Musone ne contava tre, anche il Potenza, il Fiastrone ed il Chienti ne avevano uno. Il rame veniva lavorato presso il Giano d’Esino e nei mulini di Ponte Maglio, Monte Vidon Combatte e Comunanza lungo l’Aso, ma anche in due mulini del Potenza. Due erano le segherie: a Nocelleto di Castelsantangelo e lungo il Potenza “per produzione di mobili”.  Lungo il Potenza vi era anche anche un mulino per lo zolfo ed una fornace per mattoni. Lungo il Chienti una ferreria. Tra Pioraco e Fabriano prosperavano i mulini per la carta: sette, più due per la carta bollata; altre cartiere erano anche a Morico di San Ginesio e Fermo, mentre due ve ne erano a Jesi insieme ad un mulino per tabacco. Sul torrente Castellano in Ascoli vi era un polverificio, una cartiera ed una roteria per cristalli. Un mulino per vernici era anche a Castignano mentre lungo il Fiastra era un “macinetto da colori” ed un mulinetto per calce presso Passo Sant’Angelo. A Matelica vi era un mulino che macinava solamente “generi esenti da tassa”. Lungo l’Esino un opificio era dedicato alla pila di riso e come fabbrica di fiammiferi.

 

Anche lo studio della toponomastica ci aiuta ad effettuare interessanti analisi. Siti storici di erezione di mulini sono testimoniati da: Contrada Moline di San Ginesio, Bore del Molino a Montegiberto, Contrada Molino a Servigliano, Contrada Molini di Monte San Martino, Contrada Colle Molino di Smerillo. A Piane di Falerone vi è la Chiesa della Madonna del Molino; presso le Piane di Montegiorgio c’è il Vallato del Molino che corre lungo la Contrada Molino. Presso Grottazzolina vi è il piccolo Ponte Molino della vecchia ferrovia che scavalcava appunto il Vallato che, partendo da Tre Camini di Piane di Montegiorgio giungeva fino al mulino di Grottazzolina. Lungo la Valdaso abbiamo numerose contrade Molino: a Campofilone, Moresco, Monterubbiano ed Ortezzano. Una Costa Molino è presente a Montefiore ed una contrada mulino a Montedinove. Senza contare le numerosissime “via Molino” o simili.

 

Passando alle denominazioni delle strutture, oltre ai nomi classici, che individuano siti o modalità di costruzione: di sopra, di sotto, nuovo, vecchio, da capo, di mezzo, da piedi, capodacqua, acquaviva, acquasanta ecc…  , che possiamo trovare ovunque e altri meno frequenti come pietrafitta e petroso (Piegare PG), fra le vene (Collalto RI) e le vene (Campello sul Clitumno), venagrossa (Apecchio PU); abbiamo nomi legati ai suoi meccanismi o caratteristiche peculiari tipo: pietraruota (Scandriglia RI), rotecastello (San Venanzo TR), moletta (Torre Sabina e Turano RI), molagrande (Turano), molabella (Arrone TR), molanuova (Orvieto), bottaccione (Gubbio), botte (Collazzone e Giove PG) oppure acquavogliera (Sangemini TR) , acquacalda (Norcia), casco dell’acqua (Trevi), caduta (Città della Pieve PG e Amelia TR), affascinante invece la denominazione urlo della fossa (Collegiove RI), frullo (Fara Sabina RI) e frullino (Aspra RI) , accolta (Nocera Umbra) , condotto (Monteleone di Spoleto). Del tipo di prodotto lavorato come carda (Apecchio PU) e lana (Umbertide PG) o calfabbro (Urbino), ferriera (Terni), campo del fabbro (S.Agata Feltria PU) ma anche legati a situazioni comuni del tempo: gabelletta (Sangemini), abbondanza (Gubbio), beneficenza (Piandimeleto PU), poverino (San Venanzo TR), dell’appannaggio, della carità (Montefano MC), albergo dell’annona (Orvieto), oppure legati alla devozione: Sacramento (Ferentillo), Trinità (Fossombrone PU). Crocifisso e Beata Rita (Cascia), Santo Spirito (Rieti); Riferiti a possedimenti o donazioni: congregazione (Tolentino), confraternita (Bevagna PG), ospedale (Terni e Gubbio), eredità (Paciano PG), frati (Castel Rinaldi PG), monache (Talamello PU), Farfa (Casaprota RI), canonica (Città di castello), vescovo (Terni e S.Angelo in Vado PU), comunità (Nocera Umbra e Mondavio PU); oppure ad uno status come vedova Caterina (Foligno). Alcune infine, assai curiose: diavolino (Auditore PU), schifanoia (Valfabbrica PG), forse perché qualcosa da fare c’era sempre al mulino; rumore (Gualdo Tadino)  poiché anch’esso era costantemente presente, furioso (Montecastello Vibio PG); boccatutto (Assisi), probabilmente poiché macinava qualsiasi cosa , prigionia e perpetua (Todi); per concludere troviamo anche dei curiosi: schioppo (Cascia), pischello (Passignano sul Trasimeno PG) streghe (Amelia TR), pinocchio (Spoleto) e pinzanculo (Orvieto).

 

Dopo la macinazione del grano era sicuramente il frantoio per olio la destinazione più comune. Spesso a fianco del primitivo mulino si erigeva un secondo edificio allo scopo ma dopo di questo la lavorazione di lane, pelli e tessuti in genere andava per la maggiore. Strutture classificate per “spurgo lana” erano sul Musone (tre), due nei dintorni di Matelica, tre sull’Esino, due sul Chienti e sul Fiastrone, una sul Nera e sull’Ussita. Opifici di “scorza per concie” erano sull’Ussita, sul Fiastrone e sul Potenza; ben tre sul Chienti e presso Matelica due conce di pelli più un’altra lungo l’Esino. Una gualchiera era sul Tenna ed una concia di pelli sul Chienti. La lana veniva trattata in tre strutture sul Potenza, due sul Chienti ed in una sul Fiastrone dove era anche una lavorazione di tessuti. Infine sull’Esino vi erano tre siti per: cardatura, filatura ed una filanda. Le informazioni raccolte indicano che gli anni ’50 hanno segnato il definitivo declino dei mulini; molte delle strutture ancora al tempo esistenti e cartografate hanno iniziato a chiudere la loro attività in quel periodo. La ricostruzione del dopoguerra e le nuove politiche energetiche hanno prontamente reso tale tipo di macinatura obsoleta ed antieconomica. I nuovi mulini elettrici affrancavano i mugnai dalla fatica e ne aumentavano la produttività. A questo punto anche la collocazione stessa del mulino veniva radicalmente messa in discussione: le strutture, non più legate indissolubilmente al corso d’acqua si spostarono in prossimità se non addirittura all’interno degli stessi centri abitati. Aumentava, per tutti, la comodità: chi doveva macinare ora poteva utilizzare mezzi a ruote lungo strade carrozzabili Non si era più obbligati a caricare il mulo per stradine e sentieri il più delle volte impervi. Mulattiere che individuavano una fitta e traffficata rete di percorsi storici tra frazioni e paesi della media montagna assai differente rispetto a quella che siamo abituati a conoscere oggi. E pur vero che quelle che oggi noi osserviamo come strade malagevoli al tempo erano necessariamente ben curate tuttavia nelle nostre zone di montagna i dislivelli restano comunque presenti ed importanti.

 

I mulini situati alle maggiori quote sono nell’ordine: Riofreddo di Visso e Colle di Arquata, entrambi a 970 mt; Bolognola (fraz. Villa da Piedi) 896 mt; Pretare di Arquata 890 mt; Interprete di Montegallo 879 mt; Vallegrascia di Montemonaco e Peracchia di Acquasanta ad 870 mt.

 

 

Glossario

 

Aguzzatura, Ravvivatura Rabbigliatura, Bocciarda  Scalpellatura delle macine e dei solchi con un martello tagliente a doppia punta, detto martella che pesava circa 1,5 kg. Serviva a livellare e mantenere affilate le macine, producendo sulla loro superficie delle scanalature (raggi), secondo complicati disegni corrispondenti alla molitura dei cereali diversi (grano, granoturco, castagne). Il lavoro poteva durare anche piu di tre ore con una media di battuta di 3 colpi al secondo Con un’appropriata manutenzione la durata delle macine era di 50 anni per l’inferiore e 25 per la superiore

Aldio: condotto di alimentazione della gora collegato alla serra

Banchina: struttura costituita da due travi poggianti su roccia sormontate trasversalmente da un’altra trave. Su tale trave si praticava un incavo sul quale veniva alloggiata la pretiletta. Si bloccava così l’albero evitandogli movimenti laterali.

Bottaccio, bottino, pozza, ‘accota/colta/‘rcota, ricolta/rifolta/reffota/sfota/sforda ,

margone, beringo, piscatoria, pescaia , sclusa, refogge, refodde La vasca che raccoglieva l’acqua destinata al movimento delle macine

Buratto, frullone, staccio, stamigna, vaglio setaccio cilindrico in seta, con maglie di diverso diametro, che setacciavano (abburattamento) il grano secondo grandezza ottenendo tipi di farine differenti. Inferiormente aveva varie bocche cui si applicavano i sacchi da riempire.

Centimoli, mulini a forza animale per uso privato. Molto diffusi in Sardegna

Corriere, morgone, carceraio borgonaio, guarraffo: vano sottostante ad arco/botte dove veniva collocato il ritrecine

Equilibratura, regolazione: La macinatura veniva tarata dal movimento verticale della banchina comandata dall’interno del mulino. che sollevava la macina superiore. variando lo spazio e di conseguenza la grana della farina.

Facchini: piccole scodelle unite da una striscia di stoffa che, come un nastro trasportatore portavano la farina al buratto per la setacciatura

Farinaro, madia: cassone in legno per raccogliere la farina.

Gora, botro , forma, formale: canale artificiale scavato su terra realizzato con l’ausilio di pietre e di legno. Serviva per creare il salto di quota finale.

Gru, brandeggio, paranco, paranchina a forcella: sistema di sollevamento della macina, costituito da un montante in legno incernierato, tramite perni, al soffitto e al pavimento, libero di ruotare; su un altro elemento disposto orizzontalmente era disposta la catena che portava alla sua estremità delle zanche particolari (a forbice). La macina superiore veniva agganciata tramite due fori presenti attorno alla sua superficie laterale, sollevata a bilico e poi ribaltata.

Gualchiera (folla o valca) opificio con l'attrezzatura per sbiancare i panni di lana e lavorare la canapa,il lino ecc.. Qui l’acqua invece che le macine, muoveva dei pestelli che lavoravano il tessuto o la carta. Era utilizzata anche nell’industria cartiera ed infatti alcuni dei suoi meccanismi si possono ritrovare nei musei della carta.

Incile l'imbocco del canale

Lubecco e lanterna ingranaggi del mulino a ruota verticale utilizzati per rovesciare il movimento orizzontalmente

Monaco: moncone cilindrico in legno di quercia che collegava il palaferro alla parte superiore del ritrecine. Aveva la funzione di trasmettere il moto rotatorio dal ritrecine al palaferro stesso. Gli innesti nelle due estremità venivano protetti da cerchiature in ferro per evitare la rottura per sforzo di torsione. La funzione principale era quella di permettere il montaggio e lo smontaggio del ritrecine quando lo stesso doveva essere sostituito.

Macina È la parte operativa del mulino. Serve a triturare e polverizzare i cereali. Una macina superiore (corrente o ballerina), ruota sfregando contro quella inferiore, fissa (letto o dormiente). Sono scanalate per permettere al macinato di scorrere fuori.

Mulino "a palotto" la ruota è mossa "da sotto".

Mulino "a coppedello", le ruote ricevevano la spinta dall'alto. Per questo presentavano delle cassette o "coppelle",

Mulino a pestelli  La derivazione era legata al pestello per la macinazione a mano. La ruota movimentava un albero a camme che sollevava una serie di pestelli che poi ricadevano entro delle vasche cilindriche. Era utilizzato per macinare e polverizzare pietre e minerali ma anche per la lavorazione della lana

Palaferro: elemento metallico cilindrico o a sezione quadrata (diametro circa 6 cm.) con traverso terminale su cui poggiava e si incastrava la macina superiore. L’altra estremità si innestava al monaco. La rotazione del palaferro veniva così trasmessa alla macina superiore.

Palmento: La coppia di macine

Paletta, scodella, palmula: pala del ritrecine realizzata in legno di quercia a forma di quarto di sfera concavo. Le palmule generalmente in numero di dieci, erano fissate all’albero in modo efficace, ma semplice e dovevano essere spesso sostituite perché la spinta dell’acqua le rompeva.

Parata, paratoia, chiavica, ciàega, storcitoio   Il muro, sbarramento o diga a contatto col bottaccio

manovrata dal mugnaio regolava l’immissione dell’acqua sulle pale della ruota idraulica.

Pescaia, piscatoria, pigliata, sclusa: opera di captazione così chiamate anche per il pesce che indirizzavano nella vasca

Pretiletta, dado di bronzo, bronzina, ralla: piccolo parallelepipedo di acciaio con foro centrale sul quale poggiava e ruotava il ritrecine tramite il punteruolo. Sul foro veniva colato del bronzo fuso in modo da minimizzare l’usura dovuta alla rotazione e al peso di tutto il macchinario. In passato era fabbricato in legno e per ridurre l’attrito veniva ingrassato

Punteruolo: parte terminale del ritrecine costituita da un perno in acciaio incastrato sull’albero e sporgente inferiormente. Infilato nel foro presente nella pretiletta, dava la possibilità al ritrecine di ruotare, senza spostarsi, minimizzando l’attrito.

Ritrecine , ritrecina, ritrecchio ruota palmata roteggio palone: parte del macchinario del mulino costituito da un elemento centrale (albero del ritrecine) di forma cilindrica terminante superiormente a tronco di cono. In basso portava le palmule (pale) infilate su fori e fissate all’albero tramite cunei in legno e cerchi in ferro. solitamente in legno di quercia.

Saetta, doccia. condotta forzata orientata per dirigere il getto d’acqua sulle scodelle del ritrecine

Svecciatura Separazione di grano, orzo e altri cereali dai semi di veccia.

Soprana: la macina superiore (convessa) del palmento di solito girevole perché collegata alla ritrecine

Sottana: la macina inferiore (concava) del palmento, di solito fissa

Serra: paratia a stramazzo  costruita sul corso d'acqua per sollevarne il livello e farla arrivare alla gora

Tramoggia, matrimonia: cassone di legno a forma di piramide tronca a basi rettangolari aperte. Veniva fissata (con la base piccola) sopra al cassone di copertura della macina superiore. Il grano in essa scaricato vuotando i sacchi, veniva fatto confluire nel foro centrale e scivolava poi tra le macine. L’afflusso veniva regolato con un particolare meccanismo.

Troppopieno sovrappiù: valvola per regolare il livello d’acqua al bottaccio

Raggiature: incisioni sulle macine realizzati con appositi scalpelli e martelli. Servivano per facilitare la macinazione ed espellere la farina dalle due mole grazie alla forza centrifuga. Nel verso opposto penetrava l’aria per il raffreddamento.

Temperatoia: Sistema di regolazione della distanza tra le macine. Il mugnaio agendo sull’argano solleva o abbassa la temperatoia.

Vallato, saia:  Canale che portava l’acqua dal fiume al mulino e poi nuovamente al fiume.

 

 

Proverbi

 

Acqua passata non macina più

Avido come un mugnaio.

A ritrecine: a gran velocità/in gran quantità.

A San Martino la si porta al mulino.

Asina col puledrino non va diritta al mulino.

Acqua di giugno rovina il mugnaio.

Al mulino ed alla sposa manca sempre qualche cosa.

Avere il pollice da mugnaio

Ben va al mulino chi c'invia l'asino.

Bevi del buon vino e lascia andare l'acqua al mulino.

Biada di mugnaio, vin di prete e pan di fornaio, non fare a miccino .

Chi prima arriva, macina

Che tempaccio... piove a ritrecine!

Caval di monaci, porci di mugnaio e figliuoli di vedove non han pari, son ben pasciuti

Chi lavora la terra colle vacche, va al mulino colla puledra o colle somare.

Chi va al mulino s'infarina.

Chi non macina non ha farina.

Chi sfugge la mola, scansa la farina.

Ciascuno vuol menar l'acqua al suo mulino e lasciar secco quello del vicino.

Coscienza di mugnai e di fornai, coscienza d'osti.

Dare o prendere una macinatura . .

Essere grassa come la moglie di un mugnaio

Fabbro d’estate e mugnaio d’inverno son mestieri d’inferno.

Fare il mugnaio .

Figliuole d'osti e caval di mugnai, non te n'impacciar mai.

Fino a San Martino sta meglio il grano al campo che al mulino.

Gallo di mugnaio, gatto di beccaio, garzone d'oste, ortolano di frati e fattor di monache, hanno

opinione di fortunati

Ha la testa che gira come un mulino .

I mugnai sono gli ultimi a morir di fame.

Il mulino della fame, quando ha acqua non ha grano.

Il mulino non macina senz'acqua.

Il mulino di Dio macina piano ma sottile.

Il mugnaio non ruba. Infatti tutti gli dicono: “Prendi prima il mio!”

Il figlio del mugnaio fin dalla nascita ha le dita adunche.

Le cicogne non fanno nido sui mulini, per paura che il mugnaio rubi loro le uova.

La moglie del mugnaio sa bene dove prendere la farina per fare il pane.

L'acqua per il mulino è come il grano per il contadino

Mugnaio onesto ha il pollice d’oro

Macinare a due palmenti :

Mangiare a quattro palmenti

Mugnai e porci, si pesano dopo morti

Né alla messa né al mulino, aspetta il tuo vicino.

Né muli, né mulini, né compari cittadini, né luoghi intorno ai fiumi, né beni di comuni, non te

ne impacciar mai, ché te ne pentirai.

Né mulo, né mulino, né un signore per vicino, né un compare contadino .

Né mulo, né mulino, né fiume, né forno, né Signore per vicino.

Non dire farina se non l’hai nel sacco

Ogni mulino vuole la sua acqua.

Ognuno tira l'acqua al suo mulino.

Ognuno va al mulino col suo sacco.

Parole di mugnaio .

Portare acqua al mulino di qualcuno.

Portare la sarma al mulino. .

Prodigo e bevitor di vino, non fa né forno né mulino.

Puoi cambiare il mugnaio, non cambierai il ladro

Quattro cose son cattivi vicini: fiume, incudine, forno e mulino.

Qual è l’animale più coraggioso? è l’asino del mugnaio, che vive tutti i giorni in mezzo ai ladri

e non ha paura!

Quando i mugnai cantano, corri alla tramoggia .

Quando il pidocchio casca nella tramoggia, si pensa d'essere il mugnaio.

Quando il topo è nel sacco si crede il mugnaio

Ragazza da osteria, cavalla da malghese, mucca da ortolana, porca del mugnaio, lasciale ai

loro padroni.

Sembra un mulino .

Sette tessitori, sette sarti, sette mugnai, uguale ventuno ladri

Tre cose poco valgono: un mulino che non va, un forno che non scalda, e una madre che non

sta in casa.

Vendo il mulino per non fare più il facchino.

 

Proverbi latini

 

Tradere aliquem in pistrinum

mandare uno al mulino: fargli girare la macina, condanna spesso applicata nell’antica Roma

Molendinarius sive latro

mugnaio ossia ladro.

 

Proverbi Sardi

 

A asc’na a asc’na s’engh’ la masc’na

Chicco più chicco e il mulino si riempie.

Fagher que su molinarzu, quando hat abba biet binu, et quando non hat abba biet abba.

Fare come il mugnaio che quando ha acqua beve vino, e quando non ha acqua beve acqua.

Avendo acqua, cammina il mulino e guadagna e quindi può comprar vino

Molinu arressu, malu molinarzu.

Mulino fermo, cattivo mugnaio.

 

Proverbi Lombardi

 

El paisan che’l fa debit col mornee el po pù tirass in pee

Il contadino che s’indebita col mugnaio non riesce più a mettersi in pari

Al mulnar l’è l’ultim a mòr, ma l’è al prim andà a l’inferan

Il mugnaio è l’ultimo a morire (di fame), ma il primo ad andare all’inferno

Chi baratta mulnar baratta làdar…

Chi cambia mugnaio cambia ladro

Lassa andà l’acqua pral so mulein…

Lasciare andare le cose come vanno

Chi vò cunus l’inferàn, cal prova a fa al mulnàr d’inveràn

Chi vuol conoscere l’inferno che provi a fare il mugnaio d’inverno

Sa ghè al sul …al dì ad San Martei …azelà anca il ròda dal mulein

Se c’è il sole il giorno di San Martino, gela anche la ruota del mulino.

L’aqua la ‘ngrasa i molenér, j'ostér e i spesiér.

L’acqua ingrassa i mugnai, gli osti ed i farmacisti.

Molenér da la bianca farina, con j'òcc al vàrda, con le ma ‘l sgrafina.

Mugnaio dalla bianca farina, con gli occhi guarda, con le mani ruba.

 

Proverbi Europei

 

Se ogni casa ha la sua croce, è il mugnaio che ha la più grande ... ma ne vive! (Fiandre).

Un usuraio, un cambiavalute un esattore e un mugnaio sono quattro compari di Lucifero (Fiandre).

Il mugnaio non ruba perché è il contadino che gli porta il grano (Lorena).

 

Ed infine uno stralcio tratto da una novella di Alfonse Daudet : Il curato di Cucugnano

 

(…) “Fratelli, così non si può andare avanti; io ho cura delle vostre anime e non posso lasciarle andare tutte all’inferno. Non c’è un minuto da perdere; dobbiamo cominciare a mettere ordine. Faremo così: lunedì, confesserò i vecchi e le vecchie; martedì, i ragazzi; mercoledì, i giovanotti; qui le cose sono più difficoltose; giovedì, gli uomini; speriamo in bene; venerdi, le donne; mi raccomando, poche chiacchiere; sabato infine, confesserò il mugnaio; per lui ci vuole un giorno intero, e speriamo che basti (…).

 

 

 

 

 

 

 

Modellino di macina

Federica de Luca  La Quercia della memoria

 Vallato di San Ginesio MC

 

 1 Doccia. 2 Albero. 3 Fasce. 4 Zeppe.

5 Palette in quercia. 6 Dado bronzina. 7 Banchina

 

Albero del ritrecine del Mulino di Corone di Salvatore Olivieri Preci PG

 

1 Gru paranco. 2 Tramoggia 3 Cassone 4-5 Cucchiaio con regolatore

6 Leva della saracinesca 7 Regolatore della macinatura o frizione 8 Madia

 

Macina del Mulino di Piedicava di Ernesto Angelini  Acquasanta AP

 

 

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